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C’era una volta una scatola di pastelli. Là dentro erano tanti, tutti diversi, ciascuno con le sue caratteristiche e particolarità. Avevano in comune una cosa però: tutti sapevano, e volevano, disegnare. Ogni volta fuori dalla scatola era una festa: il Rosso si lanciava in piroette sulla carta e creava tramonti infuocati, il Giallo dava vita ai petali dei girasoli, il Verde tratteggiava fili d’erba e il Blu si sfumava sul foglio per disegnare cieli stellati. Erano tanti, tutti diversi e ciascuno disegnava a modo suo: ogni pastello con le proprie qualità, col proprio vissuto, con i suoi pregi e anche con i suoi difetti.

Un giorno nella scatola di pastelli però accadde qualcosa di strano: mentre tutti continuavano a disegnare, un pastello cominciò a rallentare, fino quasi a fermarsi. Passeggiando lento sul foglio, il Turchese iniziò a guardare i disegni degli altri colori, erano meravigliosi! Guarda che bravo quel Viola che dipinge i petali di un fiore, e che dire dell’Arancio alle prese col ritratto di una bellissima volpe? Anche il Rosa, il Nero, il Marrone si davano da fare con gran maestria. Il Turchese cominciò a pensare: “Voglio diventare bravo come loro, io sono ancora anni luce dai loro risultati”.

Andò dunque a cercare un angolo di foglio per ricominciare a disegnare, mettendoci tutto sé stesso, più di quanto avesse fatto fino a quel momento. La sua specialità erano le onde del mare: cominciò ad andare su e giù per realizzarle ma solo alla fine si rese conto che aveva disegnato un oceano in tempesta, non l’acqua cristallina. Allora provò a disegnare una pietra preziosa ma alla fine del lavoro notò che era venuto fuori un sasso informe, niente di scintillante. Decise dunque di riprovare abbozzando le persiane turchesi di una finestra di una casa sulla scogliera, ma con i suoi tratti aveva rotto i vetri e fatto cadere i vasi sul davanzale.
Sconfortato, il Turchese urlò a gran voce “Basta, non so più disegnare, non voglio più disegnare!”, e lanciando un calcio all’aria cadde e si spezzò la mina sul capo.

Gli altri pastelli, sentendo tutto quel baccano, smisero di colorare e si avvicinarono al Turchese, triste e dolorante. “Non pensate a me, sono un fallito” disse loro.
“Ma che dici?!” gli risposero in coro il Rosso, il Giallo e il Verde.
“Volevo diventare più bravo per essere in grado di fare le tante belle cose che voi già riuscite a fare e invece eccomi, con la punta spezzata e nessuna speranza! Non disegnerò mai più!”
“Ma che dici?!” ribadirono insieme il Rosa, il Bianco e il Blu
Il Nero, il vecchio saggio della scatola, prese allora la parola: “Caro Turchese, hai ragione. Devi assolutamente smettere di disegnare”
Tutti i pastelli si guardarono stupiti, quel consiglio era decisamente lontano dalla saggezza del Nero. Ma lui continuò a parlare.

“Proprio così, devi smettere subito di disegnare. Dovrai smettere, almeno fino a che non avrai nuovamente la mina pronta per farlo. Ora sei spezzato, non sei lucido, continueresti a sbagliare. Prenditi cura della tua mina, aiutala a ricrescere, permettile di essere fragile, limala un po’ ogni giorno finché non sarà nuovamente pronta, più forte e più brava di prima. E sì, farà male, decisamente! Ci siamo passati tutti e ci passeremo ancora. Temperare fa soffrire, ma solo così avrai di nuovo tutto il tuo potenziale per creare capolavori. Perché tu puoi creare capolavori, caro Turchese. Non hai nulla meno di noi, hai grandi qualità, hai il tuo vissuto, hai pregi e difetti che ti rendono speciale, unico, tu e solo tu. Prenditi il tuo tempo per temperare e ritrovare la forma migliore alla tua mina: noi saremo qui!”
“E ti ricorderemo sempre di quella volta che hai disegnato quel mare così cristallino che avremmo tutti voluto tuffarci dentro!” Aggiunse il Rosso
“E quando hai disegnato quella pietra preziosa così scintillante che sarebbe stata troppo bella anche per la corona del re più importante del mondo?” Ricordò il Giallo.
“Sì o di quando le casette sulla spiaggia che avevo disegnato sono diventate stupende solo grazie alle persiane alle finestre che tu, Turchese, hai saputo disegnare” concluse il Bianco.

Turchese aveva gli occhi lucidi per l’emozione. Si alzò, accompagnato dagli amici pastelli, e andò verso il temperino, pronto per ricominciare. “Non so quanto ci vorrà, non so se farà così male, non so cosa disegnerò in futuro ma so che continuerò a provare. E magari un domani le onde cristalline, le pietre preziose e le persiane vista mare saranno un ricordo lontano, perché avrò imparato a disegnare qualcosa di nuovo, di ancora più bello, di ancora più.. Turchese!

Questo è un racconto che avrei voluto intitolare “Storia di un’illustratrice che non sapeva (o voleva) più disegnare”. Ma poi i pastelli l’avrebbero saputa raccontare meglio e l’ho lasciato fare a loro.
Sì perché per quanto abbia voluto tenere a bada la cosa, questa prima metà dell’anno la mia mina si è spezzata più e più volte. Nessuna preoccupazione, tranquilli, tutto si può temperare. E infatti è per questo che ho scritto questo post.

Ovviamente non smetterò di disegnare, ovviamente non ho smesso di saperlo fare.
Solo ho bisogno di temperare… e continuerò a temperare.
Mi prendo l’estate per questo.