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Cos’è successo nel frattempo?

Cinque anni fa a oggi davo l’orale alla maturità.
Oggi il mio commercialista mi ha comunicato tutto ciò che riguarda la mia prima dichiarazione dei redditi.
Mi chiedo cosa sia successo nel frattempo.

Cinque anni fa, dicevo… Portavo una tesina bellissima di cui vado ancora molto fiera, sulla figura di Chiara Luce Badano, i giovani, il futuro e il tempo. Non so più in quale cartella dall’hard disk sia finita, dovrei proprio ricercarla. Ero l’ultima a essere interrogata, della mia classe e dell’intero istituto, era sabato e ho cominciato l’esame alle 13.30. Avevo assistito praticamente a tutte le interrogazioni dei miei compagni e questo mi aveva aiutato a ripassare e ad affrontare il mio turno senza preoccupazioni o troppa ansia (tranne che per le domande di Fisica). La domanda che ho più impressa però è quella “di rito” da parte della commissione alla fine del giro tra le varie materie: “E adesso cosa farai?” e ho ben impressa anche la mia risposta. Ero molto sicura di cosa avrei voluto fare, grave errore.

“Mi trasferirò a Roma per studiare Cinema. Vorrei diventare una regista e trasformare in film le storie, le mie storie”.

Cos'è successo

Poi c’è stata l’estate e tutta la mia sicurezza è svanita, sotto il peso della responsabilità della “vita vera” che cominciava ora che la routine scolastica era terminata ed era il momento di fare scelte vere e concrete. Il biglietto per Roma era bell’e fatto ma l’aereo è partito senza di me, spaventata da mille paure, dai costi troppo alti alle distanze e così via. Ho ripiegato su un corso universitario in Scienze della Comunicazione che non c’entrava nulla con quello che chiedeva il mio cuore, spinta dall’ansia del “Fai qualcosa, almeno non stai ferma” e dal “Prova un’altra strada, non si sa mai”. Ho smesso di frequentare dopo sei mesi e ricordo quell’anno come il più brutto della mia vita, senza esagerare. La delusione per aver rinunciato a un sogno ancor prima di provarci, lo sconforto per aver fatto scelte sbagliate, essere nella piccola Sassari invece che nell’immensa Roma, in una casa piccola e spesso buia e silenziosa. Insomma, a parte qualche piccola e sporadica nota positiva, quell’anno è stato un flop. In una sera di sconforto infinito Ivan mi ha mostrato il sito dell’Accademia delle Belle Arti e la pagina di un corso che sembrava fatto apposta per me e per quello che chiedeva quel cuore tormentato. C’era il Cinema e poi c’era anche la Grafica, il Web Design, un po’ di Illustrazione e la Storia dell’Arte. Allora ho ricominciato. Ho cambiato casa e per un anno e mezzo circa ho ritrovato me stessa, tra gli studi che finalmente mi rendevano felice e delle coinquiline con cui ho trascorso dei momenti che ricordo sempre con un gran sorriso. Ho perfino girato un cortometraggio basato su una storia scritta durante “l’anno no”, sempre convinta che il Cinema sarebbe stata la mia strada. Poi tra il corso di Elaborazione dell’immagine e un professore che ci spiegava Illustrator e ci raccontava della sua vita da Grafico freelance, un giorno ho detto “Se il mio progetto col Cinema fallisce farò il Grafico”. Sapete già com’è andata vero?

Dicevo quelle cose per scherzare ma in realtà suonavano molto più vere  di “Farò la regista”. E infatti a fare la regista, oltre a quel cortometraggio non ci ho più provato. Sono successe tante cose da allora. A metà del secondo anno sono partita per Bruxelles con Ivan e ho conosciuto il mondo del lavoro. Come Grafico, appunto. È iniziato un po’ per gioco un po’ per sfida, nemmeno mi pagavano dopotutto, era esperienza però e tutto ciò era davvero gratificante. Mi sono buttata senza paracadute e senza un titolo e non so se sono stata più fortunata che sfacciata o tutte e due, fatto sta che la mia avventura all’Accademia non si è mai conclusa e il “Grafico” è diventato il mio vero lavoro. Anzi, Graphic designer che in inglese fa più figo.

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Da Bruxelles son passata a Milano, dove tutto è continuato – o meglio – cominciato per davvero, dall’apertura della Partita Iva alle collaborazioni con le agenzie di comunicazione, dai progetti personali ai lavori per le feste e i matrimoni. Molte volte mi hanno chiesto se facessi solo “i lavoretti” come lavoro, se non avessi un impiego “serio”.

Bene oggi, cinque anni dopo l’esame di maturità, per i “lavoretti” poco seri e non solo comincio ufficialmente a pagare le tasse allo Stato e a versare i miei contributi per una pensione che forse non vedrò mai.

Se quel giorno mi avessero detto che entro cinque anni non mi sarei laureata avrei pensato “Sacrilegio, come ti permetti!”. Se mi avessero detto che avrei vissuto in una capitale europea prima e a Milano poi, avrei riso, pensando che il mio futuro si sarebbe svolto solo ed esclusivamente a Roma o giù di lì. Se avessi saputo che non avrei vissuto di Cinema ma cinque anni dopo sarei stata un Grafico in un’agenzia di comunicazione e con un lavoro da Freelance per cui pagare fior fior di quattrini, forse, ci avrei pensato su due volte. Cinque anni fa non avrei mai immaginato di fare quello che sto facendo ora, nel modo in cui lo sto facendo, dove sto vivendo e cosa sta accadendo nella mia vita. Non avrei immaginato assolutamente nulla.

Negli ultimi mesi ho ricevuto decine di email e messaggi privati che mi hanno reso felice da un lato e perplessa dall’altro. Specialmente messaggi da parte di ragazze, mie coetanee anno più o anno meno, che mi raccontavano la loro storia, tra studio, lavoro e sogni nel cassetto, che somigliano tanto a quelli che io sto cercando proprio di portar fuori dai miei, di cassetti. In ogni messaggio la stessa domanda: tu come hai fatto? Come sei arrivata dove sei ora?

Nell’imbarazzo di ricevere complimenti a cui non so mai come e cosa rispondere e che non sento di meritare veramente (e non è modestia ma pura consapevolezza dei propri limiti), leggere queste domande mi riporta alla realtà, quella che non mi so spiegare nemmeno io e per la quale fatico a trovare risposte. Tu come hai fatto? Come sei arrivata dove sei ora?

Ecco, insomma, ho fatto queste cose qua negli ultimi cinque anni: ho cambiato strada varie volte, ho messo da parte certezze assolute e mi sono fidata di me, di quanto sapevo fare e mi sono sentita infinitamente piccola nel sapere quanto ancora ho da imparare. E anche per queste cose non ho mai parlato veramente di quello che è stato il mio percorso finora: perchè non è stato un percorso, è stata una scoperta continua.

Non so dove sarò tra cinque anni, professionalmente parlando, e non voglio nemmeno prefissarmi certezze come feci quel giorno alla maturità, perchè ho imparato che la vita sa portarti su strade che mai avresti immaginato di considerare, te le fa scoprire giorno per giorno con le loro buche, le loro curve ma anche con i loro panorami mozzafiato.

Magari nei prossimi anni mi laureerò o farò un master o seguirò ogni genere di corso che possa essere adatto a me, in quel momento. Magari lavorerò a progetti incredibili o riuscirò a pubblicare finalmente quei libri che prendono polvere nelle cartelle dell’hard disk insieme alla mia vecchia tesina. Chissà.

Nel frattempo so che pagherò tante tasse, incontrerò decine di nuovi clienti, disegnerò con tinte accese ciò che mi passa per la testa e non dimenticherò di fare la cosa più importante: lasciarmi sorprendere.

Chiara Luce, andata via a soli 19 anni, diceva una frase semplice ma che mi ripeto spesso: “Abbiamo una vita sola e vale la pena di spenderla bene”.

La faccio mia oggi, come cinque anni fa, sperando di spendere bene la mia vita e i miei talenti, in questo lavoro sorprendente, con le persone che mi ha portato a conoscere, nelle infinite avventure che mi ha concesso finora e che mi concederà, nei prossimi cinque anni e oltre.

Cos'è successo

 

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