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8 Marzo: Ragazze, siamo oneste!

Oggi è la festa della donna e oggi ricompaio dopo secoli sul blog proprio per parlare di donne. Non scrivo qui, però, per fare però discorsi sdolcinati sulle “donne sorelle”, “donne che valgono”, “donne siamo tutte” e così via, a questi discorsi ci penseranno tante/i altre/i ed è giusto così. Io vorrei fare un altro discorso, che riguarderebbe tutti in realtà ma riguarda soprattutto noi che siamo donne e, per così dire, colleghe. So bene che il mondo è pieno di illustratori, grafici e creativi uomini e il mio discorso si adatterà benissimo anche a loro, ne sono certa, ma voglio rivolgermi alle donne perché, tra i miei contatti e conoscenze (virtuali e non), nella mia “rete”, di donne-creative ce ne sono parecchie, molto più che colleghi uomini.

 

Voglio rivolgermi alle donne con un solo messaggio: per favore ragazze, siamo oneste!

 

Qualche giorno fa guardavo le Ig stories di Federica Campanaro, ed è proprio da quelle stories che vorrei iniziare. Poche schermate relative all’onestà lavorativa, alla correttezza dell’essere in regola, di giocare pulito sul lavoro: se non hai la partita Iva non puoi fare determinati passi, non puoi aprire negozi online autonomi o slegati da piattaforme (Etsy & co), non puoi comportarti come se fossi un libero professionista. Di fatto, non lo sei.

Si parla sempre e tanto di questioni legate al femminismo, parità di genere, violenza sulle donne come se il “nemico” colpevole fosse sempre e solo l’uomo ma, no, anche da donna a donna spesso e volentieri non si scherza. E anche se ci sono sicuramente questioni più gravi di questa vorrei comunque parlarne oggi perché ESSERE DISONESTE SUL LAVORO È UNA VIOLENZA verso tutte quelle donne/colleghe che quotidianamente si fanno il mazzo, e pagano le tasse, versano i contributi, si fanno in quattro per portare avanti un’attività tra la burocrazia e l’ansia costante di non farcela, perché qualche furbetta dichiara di fare il tuo stesso lavoro e chiede la metà rispetto a te, e si vanterà online di quanti lavori ha consegnato questo mese, quanti pacchi ha spedito qui è là, senza compilare nemmeno una ricevuta, figuriamoci una fattura. Si parla di rispetto tra donne, di sorellanza, ecco per favore: facciamo in modo di essere “sorelle”, rispettose vicendevolmente proprio a partire da questo.

 

Basta con i giochi sporchi, le belle facce e la disonestà nascosta e infiocchettata tra cuoricini e stelline con gli occhietti vettoriali. Per favore.

Se fare grafiche, disegni o creazioni di ogni sorta non è il tuo lavoro principale, non ci paghi su le tasse (insisto su questo punto e scusate ma chi c’è dentro capisce sicuramente il perché), se lo fai come passatempo la sera, va benissimo, però specificalo, per favore.
Se stai cominciando ad affacciarti a questo mondo ma ancora non hai i requisiti per aprire p.Iva (ma ti metterai in regola appena sarà il momento), non c’è niente di male, ma per favore specificalo.
Se questa per te è solo una passione, è sacrosanto che tu la assecondi, ma fallo nel rispetto delle regole e specificalo, se è una passione e non un lavoro.

 

Non ci perderai in credibilità, anzi. Ci guadagnerai in correttezza e la correttezza premia sempre.

Il rispetto tra donne è anche questo. Per quanto mi riguarda è soprattutto questo, non giocare sporco sull'onestà altrui. E il rispetto tra donne è anche andare a testa alta in un mondo che ti guarda con gli occhi del dispiacere quando dichiari di avere P.IVA perchè “Poverina, non sai in che guaio ti sei cacciata, era meglio continuare senza dichiarare, tanto è un mondo di ladri”. Mi dispiace, anche no.

Care colleghe, che siate illustratrici o grafiche come me, o che siate artigiane, consulenti, traduttrici, social media manager, blogger e così via. Chiamo colleghe indistintamente tutte voi che lavorate onestamente e alla luce del sole, con fierezza, fatica, sudore, lacrime e grinta. E cari colleghi maschietti sentitevi chiamati in causa anche voi. Rispettiamoci, oggi e a partire da oggi.

Diamo valore alle nostre realtà, piccole, medie o grandi che siano, sgangherate o tirate a lucido, appena nate o già consolidate, ancora in cerca di una giusta identità o “punto di riferimento” per chi sta iniziando.

Andiamo a testa alta, mettiamo in chiaro chi siamo e come lavoriamo, che siamo per davvero Libere Professioniste (che in italiano si capisce meglio la sua importanza rispetto al tanto inflazionato e abusato “freelance”).

Scriviamo ben chiaro quelle 11 cifre che rendono vera la nostra professione, scriviamole per bene su siti, blog, shop online, sui social. Dobbiamo esserne fiere.

 

È l'8 marzo e si parla di donne e di rispetto per le donne.

Rispettiamoci tra donne e colleghe e facciamoci rispettare.

Siamo oneste! E auguri a tutte 

Proud Freelance Woman
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2 Commenti

  • Alice
    08/03/2018 at 12:21 pm http://a%20rel='nofollow'%20class='comment-reply-link'%20href='#comment-139'%20onclick='return%20addComment.moveForm(%20comment-139,%20139,%20respond,%202569%20)'%20aria-label='Rispondi%20a%20Alice'%20-%20Reply/a

    Applausi! Ci vogliono discorsi così!!!
    Grazie per averlo scritto, troppe volte siamo circondati da furbone e furboni e sembra che la normalità sia la loro, anzichè la nostra, fatta di sforzi, sacrifici, contributi, tasse e il resto.
    Una Libera Professionista

    • laughlau
      08/03/2018 at 2:53 pm http://a%20rel='nofollow'%20class='comment-reply-link'%20href='#comment-140'%20onclick='return%20addComment.moveForm(%20comment-140,%20140,%20respond,%202569%20)'%20aria-label='Rispondi%20a%20laughlau'%20-%20Reply/a

      Grazie a te Alice per aver letto il post, sono felice che tu l’abbia apprezzato, anche se ciò conferma che di furbetti è pieno il mondo, purtroppo! Forza e coraggio, l’onestà ripaga sempre! Un abbraccio!

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